Un consiglio comunale dai toni molto accesi, quello svoltosi ieri nell' affollata aula consiliare di Melpignano, dove, data la delicatezza dell'argomento sono giunti cittadini e sindaci da molti comuni della provincia.
Non mettendo assolutamente in dubbio la bontà della ricerca e del pieno successo dell'esperimento in laboratorio da parte dei ricercatori dell'università di Bologna, ci chiediamo perché sia stato scelto il comune di Melpignano per la realizzazione di un impianto che, proprio il prof. Norberto Roveri (Dipartimento di Chimica dell'Università di Bologna) che ha presentato il progetto da lui stesso brevettato, ha testualmente definito "LABORATORIO A CIELO APERTO", e che, dunque, svolgerà attività di ricerca e SPERIMENTAZIONE, necessaria affinché il Ministero dell'Ambiente accetti tale processo, e possa dare il via ad una "rete" di impianti sul territorio, dopo averne eliminato tutte le CRITICITA'.
Tale ricerca e sperimentazione prevede la lavorazione di cinque tonnellate d'amianto al giorno, con tutti i rischi connessi dalla liberazione d' amianto nell’ ambiente, durante la movimentazione, il trasporto e il necessario, se pur momentaneo, stoccaggio, al fine di SVILUPPARE UN BREVETTO SU SCALA INDUSTRIALE.
Un PROGETTO PILOTA, il primo dunque nel suo genere, del quale ovviamente nessuno può avere cognizione del successo o del fallimento, dei reali rischi connessi, di eventuali DANNI per l'ambiente e la salute stimabili a breve medio o lungo termine, e per il quale non esistono normative e protocolli di riferimento.
Una sperimentazione che il sindaco di Melpignano, anche a fronte di ciò che non si conosce sui rischi e sull'impatto antropico, e senza tener conto del principio di PRECAUZIONE e prevenzione, doveroso in un territorio che soffre un'incidenza tumorale in allarmante crescita, è pronto comunque a sposare, perché in caso di vittoria ne trarrebbe un rilevante, personale, risalto mediatico. Per questo ha già dato il proprio benestare per la messa a disposizione di un terreno pubblico alla società che realizzerà l'impianto pilota, pur non specificandone le condizioni. Una società a responsabilità limitata, la P.R.A. s.r.l. (Project Resource Asbestos s.r.l.), con un capitale social di appena 10.000 euro ( modesta cifra alla quale rifarsi in caso di danno o fallimento) che scavalca la sua "natura" di ricercatrice, producendo a fine ciclo materiali da commercializzare, come le pitture murarie.
Ma noi ci chiediamo:
Perché realizzare l'impianto in un luogo attiguo a centri abitati densamente popolati? L'ubicazione individuata è in agro di Melpignano, alle porte del comune di Maglie e ai comuni di Scorrano, Cutrofiano e Corigliano d’Otranto;
Perché in un territorio dove non è presente il siero del latte esausto, anch'esso rifiuto altamente inquinante, e che verrà dunque trasportato in enormi quantità nel Salento da altre regioni? ( Per il processo di lavorazione verrà utilizzato in quantità dieci volte superiore all'amianto da inertizzare: “una tonnellata di eternit e 10 tonnellate di siero di latte: dalla loro reazione si libera CO2”);
Perchè realizzarlo in un sito totalmente estraneo dalle filiere di stoccaggio dell’amianto, luogo del Parco Naturale Dei Paduli e della Foresta Belvedere, già individuato nel nuovo Piano Paesaggistico regionale?
Perché realizzarlo in un territorio a spiccata vocazione turistica, e sulla quale negli anni sono state investite ingenti somme pubbliche e private? (Melpignano è una delle città salentine più famose nel mondo per l'annuale Concertone della Notte della Taranta).
Perché prevederlo in un'area che già non riesce a far fronte alle troppe criticità di carattere ambientale e sanitario, strettamente interconnesse, e che non può sopportare ulteriori pressioni, se pur minime, come più volte ribadito dalla Lega Italiana alla Lotta ai Tumori della provincia di Lecce?
"Il Salento non vuole crescere" ha esordito ieri sera l'ingegnere Calò, dopo aver udito la sala consigliare colma di cittadini e associazioni esprimere molteplici riserve, "meglio un impianto che ci liberi dell'amianto che una pericolosa discarica" ha aggiunto. E lo ha fatto omettendo candidamente di dire che proprio lui, progettò la discarica di inerti d' amianto di Galatone.
Se tutto dovesse andar bene, il sindaco ci guadagnerà, come lui stesso auspica, in immagine mediatica, la società ci guadagnerà con il brevetto e trarrà profitto dai prodotti, e noi potremmo eventualmente liberarci dell'amianto, ma solo dopo averlo trasportato in lungo e in largo sul territorio, sperando di non aver liberato troppe particelle.
Ma... ma se qualcosa... o tutto, dovesse andare storto? A rimetterci sarebbe solo e soltanto il territorio e chi lo abita!
Nessuna politica seria e virtuosa, a nostro avviso, può basarsi su un simile azzardo!
Saremo più che contenti di adottare, in futuro, la migliore, accertata, soluzione all'annosa piaga dell'amianto, sicura, sperimentata, ma sopratutto compatibile con il territorio e voluta di cittadini.
Ma in attesa di un quadro normativo, che salvaguardi le popolazioni e l’ambiente, che valuti in modo approfondito e sistematico le criticità e gli impatti, in attesa di codici procedurali nazionali specifici, oggi assenti, riguardanti la realizzazione, la gestione, la sicurezza e le situazioni di emergenza degli impianti, senza riserve diciamo NO alla realizzazione di questo impianto SPERIMENTALE, in un territorio che abbiamo intenzione di difendere e preservare da scelte politiche, azzardate e da politiche di "crescita" e di "sviluppo" completamente slegate dalla vocazione di questo meraviglioso lembo di terra pugliese.
M5S ATTIVISTI LECCE
M5S ATTIVISTI LECCE
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